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Sergio Marchionne

Lo stratega col maglione

Al suo nome è legata la rinascita della FIAT, quando il 1° giugno 2004 ha assunto l’incarico di Amministratore Delegato dell’omonimo Gruppo.


Dopo alcuni contrasti col dirigente tedesco Herbert Demel assume anche la guida di Fiat Auto in prima persona.

È inoltre Presidente del Consiglio di Amministrazione della SGS di Ginevra e Vicepresidente non esecutivo del Consiglio di Amministrazione del colosso bancario svizzero UBS.

Ha tre lauree in filosofia, economia commercio e giurisprudenza. Un master in business administration. E' commercialista e avvocato. Sa fare tante cose, ma la cosa che gli ha provocato la più grande soddisfazione è stato il risanamento della divisione Fiat Group Automobiles condotto insieme al Presidente di Fiat Group Luca Cordero di Montezemolo

In un’intervista, commentò: “Con tutta sincerità non riesco neppure a vedere un mio futuro dopo la Fiat. Non è la prima azienda che ho risanato, ma è senza dubbio quella che credo mi stia permettendo di esercitare tutte le mie capacità. Temo di non avere dentro di me l'energia per un altro ciclo di questa intensità".

Durante la sua amministrazione, il Gruppo affronta progetti che erano stati scartati in precedenza: Fiat 500, Lancia Fulvia Coupé, Fiat Croma e vengono prodotte in soli 2 anni molti nuovi modelli: Alfa 159, Fiat Nuova Bravo e altre. Simbolo del rilancio del gruppo è la Fiat Grande Punto, l'auto più venduta in Italia nel 2006 e nel 2007.

Durante la sua gestione, i titoli Fiat sono passati da un minimo prossimo ai 4 € del 2005 ai 23€ del luglio 2007, per declinare agli attuali 5 €, principalmente a causa della crisi finanziaria globale.

Nel 2005 l'Università di Windsor gli ha conferito l'Honorary Doctor of Laws Degree e il 5 ottobre 2007 ha ricevuto la laurea honoris causa in Economia Aziendale dall'Università degli studi di Cassino e il Master honoris causa dalla Fondazione CUOA.

Il 27 maggio 2008 ha ottenuto la laurea magistrale ad Honorem in Ingegneria Gestionale, presso il Politecnico di Torino con la seguente motivazione: "Per la lunga e prestigiosa attività manageriale a livello internazionale e per aver saputo risanare la principale impresa industriale italiana, rivitalizzandone l’immagine e la capacità competitiva a livello mondiale”.

Oggi si parla del "Metodo Marchionne" per identificare la ripresa della Fiat, ma egli stesso smentisce questa definizione, dichiarando che se esiste un Metodo Marchionne è sicuramente il “non aver metodo” e aggiunge: “Rovesciare il tavolo ogni volta che si rende necessario. Così si presenta il manager, così sembra essere l'uomo. Uno a cui piace sorprendere”. Ma il suo successo alla Fiat sarà legato soprattutto al suo deviare dalla mistica della casa, l'onestà intellettuale di uno che non ha bisogno di genuflettersi al passato, né al vizio antico che era tutto torinese di sentirsi eternamente sudditi di una monarchia. Prima i Savoia poi gli Agnelli. Sarà immodestia. Sarà modernità. Sarà l'essere italiano, canadese e svizzero assieme.

Sempre informale negli incontri, mai in giacca in cravatta, Sergio Marchionne ha sdoganato "il maglione" come capo per gli eventi ufficiali.

Ai suoi collaboratori, al gruppo di ragazzi che sta rilanciando la Fiat, raccomanda sempre di non seguire linee prevedibili, perché al traguardo della prevedibilità arriveranno prevedibilmente anche i concorrenti. E magari arriveranno prima. Secondo la filosofia aziendale di Marchionne non si deve mai dire che le cose vanno bene, ma che non vanno male. Per essere concorrenziali e stare sempre un passo avanti agli altri, occorre essere paranoici del proprio lavoro.

Nelle stanze del quartier generale Fiat, lungo i corridoi, Marchionne è considerato una specie di marziano. Lo temono. Lo stimano. E’ soprannominato il Martellatore oppure Blackberry. La memoria e l'intuito lo spingono a intervenire su tutto, dal disegno di un pianale ai costi di un trattore, la tecnologia a fare più cose contemporaneamente e con più rapidità. Addirittura lo spot che promuoveva la nuova 500… l’ha fatto lui.

Era il 16 maggio del 2005, di pomeriggio. Ha impiegato un'ora e mezzo per scrivere il testo al computer. Prima lo ha scritto in inglese e poi tradotto. Ricostruisce appieno il Dna del gruppo Fiat, dopo anni per ripulirlo ed essere pronti a ricominciare, finalmente il 4 luglio per la Fiat è stato un nuovo inizio. Tre anni di catarsi per tornare a riveder la luce grazie alla mente di Marchionne e agli operai ben gestiti. Tiene molto agli operai Marchionne, infatti nello stesso spot sono presenti anche gli operai di Mirafiori, per risaltare la storia d’Italia degli ultimi 50 anni.

Ponendo la Fiat in un contesto storico, voleva far ripercorrere nello spot gran parte dei successi italiani. Il senso era: se l’Italia ne ha visti di successi, perché non potrebbero essercene di nuovi? Questo motiva lo slogan della campagna: la nuova Fiat appartiene a tutti noi.

Oggi Sergio Marchionne ringrazia il presidente degli Usa, Barack Obama, per il suo appoggio nella fusione Fiat-Chrysler e tratta con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con la General Motors l'acquisto della Opel.

Nessuno avrebbe scommesso che questo signore col "maglione" sarebbe riuscito a trasformare la Fiat da società sull'orlo della bancarotta a player mondiale dell'auto, secondo solo alla Toyota.

Il suo successo è il successo di tutta l'Italia, perchè come recita lo spot Fiat: La nuova Fiat appartiene a tutti noi!

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